Stefano Caimi | LA FORMA TRATTENUTA
Volvo Studio Milano | Viale della liberazione angolo Via Melchiorre Gioia
20124 Milano MI
Italia
Stefano Caimi | LA FORMA TRATTENUTA
Inaugurazione mostra alla presenza dell’artista
Ci sono paesaggi che si rivelano solo se li si guarda con calma. È da questo tempo dell'osservazione che prende avvio LA FORMA TRATTENUTA, il progetto di Stefano Caimi costruito a partire da immagini realizzate tra paesaggi alpini e il tessuto urbano circostante a Volvo Studio Milano, in un contesto in cui il verde è parte attiva di un sistema progettato e complesso.
Attraverso strumenti tecnologici e processi di elaborazione digitale, Caimi scompone e riorganizza dati, immagini e forme naturali, traducendoli in scenari essenziali. La tecnologia funziona come un dispositivo di lettura: non aggiunge, ma rende visibili strutture biologiche, ritmi e relazioni normalmente impercettibili. Ne emerge un paesaggio che non viene semplicemente rappresentato, ma analizzato e ricostruito, come spazio di relazione continua tra natura, progetto e percezione.
«Abito il paesaggio nel tentativo di assimilarne la sua essenza, di conoscerne i ritmi, di sintetizzare la complessa rete che avvolge le unità che lo costituiscono. Sono sempre stato affascinato dalla complessità biologica che trovo in natura: una fitta rete di relazioni nascoste e interconnesse, quasi impercettibili, a cui siamo inevitabilmente collegati».
In questo inverno osservato da vicino, la natura non appare mai immobile. I fiori inediti fotografati da Caimi - dai colori intensi, quasi fuori stagione - sono colti in una soglia: mentre sfioriscono, mentre si disgregano, mentre la loro forma inizia a confondersi con la materia stessa dell'immagine. Non sono nature morte, ma organismi in trasformazione, attraversati da una forza che resiste anche nel momento del declino.
È una resistenza silenziosa, tipica del mondo vegetale: le piante non oppongono forza, ma durata. Continuano. Si adattano. Cambiano strategia. Anche quando sembrano cedere, stanno già preparando un'altra forma di esistenza. In questa prospettiva, l'inverno diventa un tempo di chiarezza, il momento in cui il paesaggio lascia emergere ciò che normalmente resta invisibile e il vivente persiste proprio attraverso la fragilità.
Questo sguardo inevitabilmente risuona con l'inverno che attraversiamo come esseri umani, segnato da instabilità ambientali, sociali e culturali. Qui entra in gioco un'altra presenza sotterranea: quella dei funghi, organismi capaci di abitare le rovine, di nutrirsi degli scarti, persino di metabolizzare le plastiche. Una forma di intelligenza non gerarchica, che non conquista ma trasforma, che non domina ma digerisce il mondo così com'è.
In questa condizione sospesa, le opere di Caimi suggeriscono scenari non dispotici ma generativi. La tecnologia non impone una forma né un ordine, ma interviene per fermare l'immagine in un punto preciso del suo mutamento. Le forme botaniche appaiono quasi congelate, trattenute tra vita e dissoluzione, come tracce materiali di un tempo presente in cui la resistenza passa attraverso la capacità di trasformarsi.
Se da un lato fiori e funghi funzionano come aperture - finestre che permettono di affacciarsi su frammenti di paesaggio, immagini rielaborate in cui affiorano i processi che le attraversano - dall'altro, entrando nella sala riunioni di Volvo Studio Milano, lo spazio si impone con una visione verticale. Lo sguardo è spinto a risalire, come accade in foresta, tra abeti, larici e pini reali o immaginati, in un'esperienza che coinvolge il corpo prima ancora dell’interpretazione, modificando la postura e il ritmo dell'osservazione.
Questo doppio movimento, tra affaccio e immersione, tra prossimità e slancio verso l'alto, trasforma l'allestimento in uno spazio da abitare più che da attraversare. Il paesaggio non si offre come immagine stabile, ma come relazione in continuo assestamento, in cui umano, natura e tecnologia convivono senza gerarchie rigide.
In filigrana emerge una riflessione più ampia: la natura, nel tempo, ha saputo adattarsi, deformarsi, persino sacrificarsi per continuare a esistere accanto all'essere umano. Ha assorbito gli urti, metabolizzato gli scarti, trovato nuove strategie di sopravvivenza. La mostra lascia cosi affiorare una domanda semplice e inevitabile: di fronte a questa capacità di trasformazione, siamo ancora capaci di fare la nostra parte, di cambiare sguardo e posizione, o continuiamo a restare fermi mentre tutto il resto si adatta a noi?
a cura di Rischa Paterlini
in collaborazione con Viasaterna
Stefano Caimi, nato a Merate nel 1991, è un artista visivo che guarda al paesaggio come a un organismo fatto di relazioni. Il suo lavoro prende forma dall’ascolto dei ritmi e dei processi naturali, trasformati in scenari essenziali e tecnologici in cui forma, scala e materia diventano strumenti di percezione. Attraverso nuovi media, scultura, fotografia e installazione, la sua pratica porta alla luce le reti invisibili che attraversano l’ambiente naturale.
Le sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private, tra cui l’Anthropocene Collection del MUSE – Museo delle Scienze e Una Boccata d’Arte della Fondazione Elpis in Italia; l’AkzoNobel Art Foundation, la KPMG Art Collection e In4Art nei Paesi Bassi.
Parallelamente, il lavoro è stato presentato in mostre temporanee e contesti espositivi internazionali, tra cui il Singer Laren Museum in Olanda, all’Untitled Art negli Stati Uniti, Kiaf Seoul in Corea del Sud, Smach Biennale di land art in Italia. Dal 2019 insegna Computer Art alla New Academy of Fine Arts di Milano, un corso incentrato su come i media digitali abbiano cambiato il modo di pensare, realizzare e distribuire l’arte nell’ultimo secolo.